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  • Immagine del redattorePaola Foggetti

La disorganizzazione dell’attaccamento: dall’infanzia all’età adulta. Come fronteggiare un Modello Operativo Interno disorganizzato.

Aggiornamento: 30 gen



SEMINARIO EUREKACADEMY SABATO 27 GENNAIO

Il sistema motivazionale dell’Attaccamento rappresenta un bisogno primario psicobiologico

 che caratterizza la vita dell’uomo fin dalla nascita e perdura per tutta la vita.

Il Sistema dell’Attaccamento rappresenta le fondamenta su cui si fonda la struttura della personalità.

 

Dagli studi osservazionali sul comportamento tra la diade madre-bambino sviluppati e approfonditi da circa un secolo, nasce negli anni ’60 del secolo scorso una teoria (riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale), definita dal suo fondatore John Bowlby, la Teoria dell’Attaccamento, la quale postula che l’essere umano nasce con una predisposizione innata, frutto della selezione evoluzionistica, a chiedere cura, aiuto, protezione dai pericoli e conforto dal dolore. Questa disposizione innata ed universale viene completata in maniera individualizzata dalla concreta esperienza di relazioni di cura (accudimento) da ogni individuo, avvenuta all’interno della famiglia, e poi in altri rapporti interpersonali.

Essa è la base del fenomeno relazionale indicato dal termine “attaccamento”.

(J. Bowlby, 1907-1990, psichiatra infantile e psicoanalista)

 

Gli studi misero in evidenza stili di Attaccamento sicuro e insicuri determinandosi come modelli organizzati nella mente del bambino.

L’organizzazione psicobiologica/comportamentale sicura garantisce un’attivazione funzionale del sistema di attaccamento da parte del bambino nel momento del bisogno e una disattivazione del sistema quando questo è soddisfatto; mentre l’organizzazione insicura di attaccamento predispone il bambino a reazioni disadattive nell’attivazione a chiedere cura

Nel corso degli anni ulteriori studi misero in evidenza che alcune reazioni del bambino nella relazione con il caregiver risultavano molteplici, complesse e non organizzate come si evidenziavano negli stili insicuri osservati fino a quel momento.

Dalle innumerevoli ricerche emerse che quando la figura genitoriale non era solo fonte di sicurezza per il piccolo ma anche di spavento, di incertezza e di imprevedibilità, il sistema psicobiologico del bambino non poteva organizzarsi in alcun modo e rischiava di sviluppare uno stile di attaccamento disorientante che venne definito disorganizzato.

Oggi sappiamo bene che i bambini con stile di Attaccamento disorganizzato devono trovare strategie difensive per far fronte alla loro sopravvivenza.

E quindi, la comunicazione implicita ed esplicita di messaggi contraddittori e paradossali da parte del caregiver impone al bambino di gestire un conflitto interno che però è irrisolvibile: attivarsi e chiedere aiuto o allontanarsi dalla fonte di pericolo che però è la stessa che dovrebbe garantirne l’esistenza.

La disorganizzazione dell’Attaccamento, se non risolto, ha importanti ripercussioni anche nell’età adulta. Ne sono esempi le problematiche relazionali in età infantile e adulta, i disturbi cronici della regolazione emotiva/neurovegetativa, le personalità borderline, i disturbi della disregolazione degli impulsi e abuso di sostanze, disturbi psicosomatici, le comorbilità con i disturbi post-traumatici, ecc..

Nonostante le complesse difficoltà i numerosi studi ci garantiscono anche efficaci interventi di cura sia in età evolutiva che in età adulta!





GRAZIE A TUTTI DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA E DEGLI SCAMBI MOLTO INTERESSANTI!

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