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Immagine del redattore: Paola Foggetti
Paola Foggetti
27 ott
Tempo di lettura: 2 min

MANIFESTO FONDATIVO DEL METODO MIRS®

Mindfulness Integrata Relazionale e Sistemica


Il Metodo MIRS® nasce dall’esigenza di proporre un modello di cura e promozione del benessere capace di integrare, in modo rigoroso e coerente, la dimensione della consapevolezza, la regolazione psicofisiologica e la qualità delle relazioni umane.

In un tempo caratterizzato da frammentazione, iperattivazione e vulnerabilità emotiva, il Metodo MIRS® si fonda su una visione della persona come unità complessa e dinamica, in cui mente, corpo, emozioni, storia relazionale e contesto fisico di vita si influenzano reciprocamente.

1.    Centralità della persona nella sua interezza

Il Metodo MIRS® riconosce la persona come un sistema integrato in cui esperienza corporea, vita psichica, affettività e relazioni costituiscono un’unità inscindibile.

2.    La consapevolezza come base della trasformazione

La pratica della mindfulness costituisce il fondamento del metodo: coltivare presenza, ascolto e attenzione non giudicante permette di sviluppare maggiore chiarezza, stabilità e capacità di scelta.

3.    La relazione come spazio di cura

Ogni processo di cambiamento avviene dentro una cornice relazionale significativa. La sicurezza, il rispecchiamento e la qualità del legame rappresentano condizioni essenziali per il benessere e la crescita.

4.    Il corpo come via di accesso alla regolazione

Il corpo non è solo il luogo del sintomo, ma uno spazio di ascolto, memoria e trasformazione. Il Metodo MIRS® valorizza il respiro, l’interocezione, la postura e il movimento consapevole come strumenti di autoregolazione.

5.    La regolazione psicofisiologica come risorsa di salute

La salute si costruisce anche attraverso la capacità di modulare stress, arousal e risposta neurovegetativa. Il Metodo MIRS® integra pratiche validate per favorire equilibrio, resilienza e stabilità interna.

6.    L’integrazione tra evidenze scientifiche ed esperienza vissuta

L’integrazione non è la somma di tecniche, ma è la costruzione di un percorso coerente, graduale e personalizzato. Il Metodo MIRS® unisce contributi provenienti dalla mindfulness clinica, dalla psicologia cognitivo-comportamentale, dalla teoria dell’attaccamento, dalla psicofisiologia e dalla PNEI, mantenendo al centro l’esperienza concreta della persona.

 7.    La flessibilità come competenza evolutiva

Il benessere non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la capacità di attraversare l’esperienza in modo flessibile, consapevole e orientato ai propri valori.

8.    La cura come processo relazionale e sistemico

Ogni persona vive dentro reti di significato, appartenenze e contesti. Il Metodo MIRS® considera il benessere come esito di una integrazione tra dimensione individuale, relazionale e ambientale.

9.    La pratica come esperienza trasformativa

Il cambiamento stabile richiede esperienza, continuità e allenamento. Il Metodo MIRS® promuove pratiche accessibili, progressive e sostenibili nel tempo.

10.  La cura come promozione di senso e presenza

Il fine ultimo del Metodo MIRS® non è solo la riduzione del sintomo, ma la possibilità di abitare la propria vita con maggiore presenza, coerenza, libertà e senso.

Visione

Il Metodo MIRS® si propone come un modello innovativo e scientificamente fondato per accompagnare persone, gruppi e professionisti in percorsi di consapevolezza, regolazione e trasformazione integrata.

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Paola Foggetti
4 ago
Tempo di lettura: 3 min

Salute mentale e malattie cardiovascolari

Finalmente è arrivato il riconoscimento europeo della salute mentale come determinante della salute cardiovascolare! L’articolo completo delle linee guida che comprende tutto il documento, molto esteso, il lettore può trovarlo cliccando nel link sopraesposto.

La Società Europea di Cardiologia (ESC), in collaborazione con la Federazione Europea delle Associazioni di Psicologi (EFPA), l’Associazione Psichiatrica Europea (EPA) e la Società Internazionale di Medicina Comportamentale (ISBM), pubblica nel 2025 un documento che sancisce un cambiamento di paradigma: la salute mentale viene riconosciuta come componente essenziale della salute cardiovascolare.

Il documento sottolinea che le patologie cardiovascolari e i disturbi mentali condividono una relazione bidirezionale, nella quale ciascuna condizione può aumentare il rischio di sviluppare o aggravare l’altra.

I punti chiave:

1. Salute mentale e cuore sono strettamente interconnessi

Depressione, ansia, stress cronico, isolamento sociale, disturbo post-traumatico da stress e burnout non rappresentano semplici conseguenze psicologiche della malattia cardiaca, ma costituiscono fattori di rischio indipendenti per:

  • cardiopatia ischemica;

  • infarto miocardico;

  • scompenso cardiaco;

  • aritmie;

  • ictus;

  • mortalità cardiovascolare.

Parallelamente, ricevere una diagnosi cardiovascolare aumenta significativamente il rischio di sviluppare disturbi psicologici.

2. Screening psicologico sistematico

Il documento raccomanda che la valutazione psicologica diventi parte integrante della pratica cardiologica.

È consigliato lo screening periodico di:

  • depressione;

  • ansia;

  • stress percepito;

  • qualità della vita;

  • supporto sociale;

  • disturbi del sonno.

L’identificazione precoce permette interventi tempestivi e migliora la prognosi.

3. Modello biopsicosociale

La Task Force propone di superare il tradizionale modello biomedico adottando un approccio biopsicosociale, nel quale vengono considerati simultaneamente:

  • fattori biologici;

  • aspetti psicologici;

  • comportamenti di salute;

  • ambiente sociale;

  • determinanti socioeconomici.

4. Meccanismi biologici condivisi

Le alterazioni psicologiche influenzano il sistema cardiovascolare attraverso numerosi meccanismi fisiopatologici, tra cui:

  • iperattivazione del sistema nervoso simpatico;

  • disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene;

  • aumento del cortisolo;

  • infiammazione cronica di basso grado;

  • alterazioni immunitarie;

  • disfunzione endoteliale;

  • aumento dell’aggregazione piastrinica;

  • riduzione della variabilità della frequenza cardiaca.

Questi processi rappresentano un terreno comune tra medicina cardiovascolare, neuroscienze e psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).

5. Importanza degli interventi psicologici

La dichiarazione riconosce l’efficacia di interventi psicologici evidence-based, tra cui:

  • psicoterapia cognitivo-comportamentale;

  • programmi di gestione dello stress;

  • mindfulness;

  • tecniche di rilassamento;

  • promozione dell’attività fisica;

  • interventi psicoeducativi;

  • programmi di supporto sociale.

Questi interventi migliorano:

  • qualità della vita;

  • aderenza terapeutica;

  • controllo dei fattori di rischio;

  • sintomi depressivi e ansiosi;

  • recupero funzionale.

6. Riabilitazione cardiologica multidisciplinare

La riabilitazione cardiologica dovrebbe includere stabilmente:

  • cardiologo;

  • psicologo;

  • psichiatra quando necessario;

  • infermiere;

  • fisioterapista;

  • dietista;

  • medico di medicina generale.

L’obiettivo è una presa in carico realmente integrata.

7. Prevenzione lungo tutto il ciclo di vita

La salute mentale viene considerata un elemento fondamentale della prevenzione cardiovascolare primaria, secondaria e terziaria.

Intervenire precocemente su:

  • stress cronico;

  • depressione;

  • isolamento sociale;

  • disagio psicologico;

può ridurre il rischio cardiovascolare futuro.

8. Centralità del paziente

Il documento promuove una medicina centrata sulla persona, nella quale il paziente partecipa attivamente alle decisioni terapeutiche, favorendo empowerment, autocura e aderenza ai trattamenti.

Le principali novità rispetto alle precedenti linee guida emergono gli aspetti più innovativi:

  • riconoscimento ufficiale della salute mentale come determinante cardiovascolare;

  • integrazione strutturale dello psicologo nei percorsi cardiologici;

  • raccomandazione dello screening psicologico routinario;

  • valorizzazione degli interventi comportamentali e psicologici;

  • attenzione ai determinanti sociali della salute;

  • promozione della collaborazione interdisciplinare tra cardiologia, psicologia, psichiatria e medicina comportamentale.

Implicazioni cliniche

Per gli psicologi clinici, gli psicoterapeuti e gli specialisti in medicina comportamentale, il documento rappresenta un importante riconoscimento del ruolo della salute mentale nella prevenzione e nella gestione delle patologie cardiovascolari. L’integrazione di interventi mirati alla regolazione dello stress, alla promozione dell’aderenza terapeutica e al sostegno psicologico diventa parte integrante di una cura efficace e personalizzata.

Nel contesto della PNEI, queste indicazioni rafforzano il concetto che processi neuroendocrini, immunitari e relazionali contribuiscono in modo significativo alla salute cardiovascolare, sostenendo modelli integrati di prevenzione e trattamento.


Per il nostro Metodo MIRS®, che integra mindfulness, teoria dell’attaccamento, psicofisiologia e PNEI, il consenso ESC 2025 costituisce un rilevante supporto scientifico: conferma il valore di interventi che favoriscono la regolazione emotiva, riducono lo stress cronico e promuovono una migliore integrazione mente-corpo, aspetti coerenti con i principi del metodo.

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