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Immagine del redattore: Paola Foggetti
Paola Foggetti
5 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

MANIFESTO FONDATIVO DEL METODO MIRS®

Mindfulness Integrata Relazionale e Sistemica


Il Metodo MIRS® nasce dall’esigenza di proporre un modello di cura e promozione del benessere capace di integrare, in modo rigoroso e coerente, la dimensione della consapevolezza, la regolazione psicofisiologica e la qualità delle relazioni umane.

In un tempo caratterizzato da frammentazione, iperattivazione e vulnerabilità emotiva, il Metodo MIRS® si fonda su una visione della persona come unità complessa e dinamica, in cui mente, corpo, emozioni, storia relazionale e contesto fisico di vita si influenzano reciprocamente.

1.    Centralità della persona nella sua interezza

Il Metodo MIRS® riconosce la persona come un sistema integrato in cui esperienza corporea, vita psichica, affettività e relazioni costituiscono un’unità inscindibile.

2.    La consapevolezza come base della trasformazione

La pratica della mindfulness costituisce il fondamento del metodo: coltivare presenza, ascolto e attenzione non giudicante permette di sviluppare maggiore chiarezza, stabilità e capacità di scelta.

3.    La relazione come spazio di cura

Ogni processo di cambiamento avviene dentro una cornice relazionale significativa. La sicurezza, il rispecchiamento e la qualità del legame rappresentano condizioni essenziali per il benessere e la crescita.

4.    Il corpo come via di accesso alla regolazione

Il corpo non è solo il luogo del sintomo, ma uno spazio di ascolto, memoria e trasformazione. Il Metodo MIRS® valorizza il respiro, l’interocezione, la postura e il movimento consapevole come strumenti di autoregolazione.

5.    La regolazione psicofisiologica come risorsa di salute

La salute si costruisce anche attraverso la capacità di modulare stress, arousal e risposta neurovegetativa. Il Metodo MIRS® integra pratiche validate per favorire equilibrio, resilienza e stabilità interna.

6.    L’integrazione tra evidenze scientifiche ed esperienza vissuta

L’integrazione non è la somma di tecniche, ma è la costruzione di un percorso coerente, graduale e personalizzato. Il Metodo MIRS® unisce contributi provenienti dalla mindfulness clinica, dalla psicologia cognitivo-comportamentale, dalla teoria dell’attaccamento, dalla psicofisiologia e dalla PNEI, mantenendo al centro l’esperienza concreta della persona.

 7.    La flessibilità come competenza evolutiva

Il benessere non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la capacità di attraversare l’esperienza in modo flessibile, consapevole e orientato ai propri valori.

8.    La cura come processo relazionale e sistemico

Ogni persona vive dentro reti di significato, appartenenze e contesti. Il Metodo MIRS® considera il benessere come esito di una integrazione tra dimensione individuale, relazionale e ambientale.

9.    La pratica come esperienza trasformativa

Il cambiamento stabile richiede esperienza, continuità e allenamento. Il Metodo MIRS® promuove pratiche accessibili, progressive e sostenibili nel tempo.

10.  La cura come promozione di senso e presenza

Il fine ultimo del Metodo MIRS® non è solo la riduzione del sintomo, ma la possibilità di abitare la propria vita con maggiore presenza, coerenza, libertà e senso.

Visione

Il Metodo MIRS® si propone come un modello innovativo e scientificamente fondato per accompagnare persone, gruppi e professionisti in percorsi di consapevolezza, regolazione e trasformazione integrata.

Immagine del redattore: Paola Foggetti
Paola Foggetti
24 nov 2020
Tempo di lettura: 2 min

Un carico di eventi traumatici nella vita aumenta ulteriormente il rischio di sviluppare un Disturbo da Stress Post Traumatico (di tipo complesso).

In riferimento ai traumi, il detto: “il tempo cura tutte le ferite” è falso, per questi motivi:


1) Le ferite non sono tutte uguali. Le ferite di eventi abnormi, che producono effetti traumatici, è bene curarle subito per non rimanere intrappolati nella sofferenza del passato, mentre la propria vita continua a scorrere;

2) L’età della persona influisce, in modo variabile, sugli effetti di un evento traumatico;

3) Le risorse necessarie disponibili (interne ed esterne), per gestire e per superare un evento traumatico, non sono sempre efficaci o possono risultare assenti;

4) I traumi cumulativi e ripetuti (sia nei bambini che negli adulti) richiedono sempre un intervento terapeutico mirato e attuabile appena possibile.



(dipinto ippocampo di Greg Dunn)


I Traumi cumulativi (e talvolta anche quelli singoli) alterano il funzionamento di alcune aree cerebrali, in particolare dell’ippocampo e dell’amigdala. L’alterazione di queste aree determina il formarsi di memorie persistenti, invasive e frammentate.



I sintomi più frequenti: iperarousal (iperattivazione generalizzata), dissociazione, flashback, evitamento persistente (di luoghi, cose, o situazioni che possono far rivivere il trauma), disturbi del sonno.

Le funzioni del sistema nervoso autonomo risultano alterate: l'organismo risponde in modo estremo agli stimoli che rievocano il trauma (aumento del ritmo cardiaco, aumento o diminuzione della pressione sanguigna, ansia intensa o attacchi di panico, disturbi gastroenterici e neurovegetativi - come nausea, dolori addominali, cefalee, svenimento).

Le alterazioni neurormonali, altresì, incidono sulle modalità in cui le esperienze traumatiche vengono depositate (consolidate) nella memoria a lungo termine.

In tutti gli studi clinici condotti su persone che hanno subito Traumi Complessi sono presenti stati depressivi protratti.

La cura deve essere specialistica e mirata. Esistono dei protocolli psicoterapeutici di provata efficacia, riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Uscire dal trauma è possibile.




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